Ci sono giornate in cui il lavoro non sta su uno schermo. Durante l'anno di Pesaro Capitale italiana della cultura ho portato telai, racle e inchiostri in pieno centro, per un workshop sui manifesti di Massimo Dolcini.
La cosa che ricordo di più non è il risultato, ma le facce. Chi passava per caso si fermava, chiedeva, provava. Bambini e adulti con la stessa espressione quando sollevavano il telaio e vedevano comparire l'immagine.
Il gesto prima del file
Ho imparato la serigrafia alla Scuola del Libro di Urbino, e ogni volta che la insegno mi ricorda una cosa semplice: la grafica nasce come mestiere manuale. Pressione, tempo, errore. Una stampa venuta storta insegna più di dieci tutorial.
Lavorare in mezzo alla gente cambia anche il modo in cui spiego. Niente slide, poche parole, molte mani. Se una persona se ne va con una maglietta stampata da sola e la voglia di riprovare, il workshop ha funzionato.
Cosa mi porto a casa
Torno alla scrivania con un promemoria: dietro ogni progetto ci sono persone che guardano, toccano e scelgono. Progettare per loro, e possibilmente con loro, è la parte del mio lavoro che preferisco.


