Partire per Melbourne è stata una delle scelte più spaventose e più giuste che abbia fatto. Sono arrivato con un portfolio, un inglese da allenare e nessun contatto.
Ho iniziato come 3D artist per un brand di cosmetica e, un passo alla volta, ne sono diventato head designer. Ma il lavoro è stata solo una parte della storia.
Imparare ad ascoltare in un'altra lingua
Lavorare in inglese mi ha costretto a fare domande migliori. Quando non dai nulla per scontato, ascolti di più: cosa vuole davvero il cliente, cosa non riesce a dire, cosa si aspetta senza saperlo.
Le persone fanno la differenza
Le cose che mi porto dietro sono i colleghi che mi hanno dato fiducia presto, le pause caffè trasformate in brainstorming, le videochiamate con casa a orari assurdi. E la sensazione che il design sia una lingua che funziona ovunque, se la parli con rispetto.
Oggi lavoro tra Pesaro e Bologna, ma continuo a collaborare con clienti australiani. Quel pezzo di strada fa parte del modo in cui progetto.


