· Giacomo Bosi

Due anni a Melbourne: ricominciare dall'altra parte del mondo

Una lingua nuova, clienti nuovi, un fuso orario impossibile con casa. Cosa ho imparato lavorando in Australia, oltre al 3D.

Partire per Melbourne è stata una delle scelte più spaventose e più giuste che abbia fatto. Sono arrivato con un portfolio, un inglese da allenare e nessun contatto.

Ho iniziato come 3D artist per un brand di cosmetica e, un passo alla volta, ne sono diventato head designer. Ma il lavoro è stata solo una parte della storia.

Imparare ad ascoltare in un'altra lingua

Lavorare in inglese mi ha costretto a fare domande migliori. Quando non dai nulla per scontato, ascolti di più: cosa vuole davvero il cliente, cosa non riesce a dire, cosa si aspetta senza saperlo.

Le persone fanno la differenza

Le cose che mi porto dietro sono i colleghi che mi hanno dato fiducia presto, le pause caffè trasformate in brainstorming, le videochiamate con casa a orari assurdi. E la sensazione che il design sia una lingua che funziona ovunque, se la parli con rispetto.

Oggi lavoro tra Pesaro e Bologna, ma continuo a collaborare con clienti australiani. Quel pezzo di strada fa parte del modo in cui progetto.

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